lun 30 giu, 2008
ALIMENTARE: SEMPRE PIÙ GRAVE IL DEFICIT DI PRODUZIONE DELL'EUROPA
Dai produttori un appello alla Commissione Europea: rilanciare la produzione di alimenti e garantire la sicurezza dell'approvvigionamento ai propri cittadini
Roma, 27 giugno 2008 – Il settore dell'agricoltura sta vivendo un momento particolarmente difficile: di fronte a una produzione agricola europea ed italiana sempre più in calo, con particolare riferimento alla carne bovina, e all'aumento delle importazioni e dei prezzi delle commodity agricole, ci si deve confrontare con un contesto internazionale in cui aumenta costantemente la “fame” di prodotti agricoli.
Per rilanciare la produzione occorre abbandonare la demagogia e rimettere al centro il ruolo principale che l'agricoltura europea deve avere: produrre alimenti di qualità elevata e costante, in quantità sufficiente ed a prezzi accessibili per i 500 milioni di consumatori europei.
Questo il messaggio principale emerso dal Convegno organizzato da Assocarni, svoltosi questa mattina a Roma, dal titolo “La sicurezza dell'approvvigionamento: vera priorità per la carne bovina in Europa”. I principali attori della filiera produttiva e delle istituzioni si sono confrontati sul tema della sicurezza dell'approvvigionamento delle derrate alimentari. Il convegno, che ha anche celebrato i 25 anni dell'Associazione presieduta da Luigi Cremonini, ha visto la partecipazione di oltre 150 rappresentanti dell'industria italiana delle carni, e di un gruppo di relatori particolarmente qualificato.
Jean Claude Guesdon, responsabile del Dipartimento Economico dell'Institut de l'Elévage, il più importante centro francese per l'allevamento, ha fotografato in modo impietoso la situazione della filiera della carne bovina nell'UE, coi trend produttivi della carne bovina in Europa che mostrano un gap tra produzione e consumo pari a oltre 700.000 tonnellate di carne bovina in meno in pochi anni, con una perdita di quasi 2 milioni di capi. Guesdon ha anche sottolineato come l'Europa abbia perso oltre il 20% delle sue superfici in erba negli ultimi 30 anni, con i conseguenti impatti negativi sulla qualità dei territori e dei paesaggi.
A seguire Pierre Chevalier, Presidente degli allevatori europei, ha difeso con passione gli elevati standard produttivi dell'allevamento europeo e la difficoltà dello stesso a confrontarsi con i Paesi terzi che fanno dumping su elementi essenziali quali il benessere animale, la
tutela ambientale e gli standard qualitativi, e con una politica agricola comunitaria che ha fatto di tutto per smantellare tale produzione.
Luigi Scordamaglia, Vice Presidente di Assocarni e di Federalimentare, ha evidenziato l'inadeguatezza dell'attuale politica agricola comunitaria costruita su situazioni di surplus scomparse ormai da anni e di conseguenza la necessità di una svolta sostanziale di tale politica. E' ormai inaccettabile dare soldi per non produrre o per produrre ciò che il mercato non vuole. Secondo Scordamaglia, va sostenuta la competitività delle filiere europee costrette a confrontarsi in un contesto globalizzato sempre più difficile semplificando gli innumerevoli ed inutili adempimenti burocratici, consentendo l'accesso a tecnologie e prodotti innovativi.
Il convegno si è concluso con gli interventi istituzionali di Mariann Fischer Boel, Commissario all'Agricoltura e allo Sviluppo Rurale, e di Antonio Buonfiglio, Sottosegretario di Stato al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. In particolare, il Commissario europeo ha sottolineato come molte delle osservazioni dei relatori siano state, almeno in parte, recepite nelle linee di riforma della PAC (Politica Agricola Comunitaria), anche se in seno alla Commissione non c'è ancora unanimità nel considerare l'urgenza del problema. Secondo la Fischer Boel, che ha appena presentato la proposta di regolamento della PAC con vari correttivi rispetto alla riforma del 2003, è probabile che la congiuntura mondiale possa dare una spinta forte a una riforma strutturale della PAC.
Per rilanciare la produzione occorre abbandonare la demagogia e rimettere al centro il ruolo principale che l'agricoltura europea deve avere: produrre alimenti di qualità elevata e costante, in quantità sufficiente ed a prezzi accessibili per i 500 milioni di consumatori europei.
Questo il messaggio principale emerso dal Convegno organizzato da Assocarni, svoltosi questa mattina a Roma, dal titolo “La sicurezza dell'approvvigionamento: vera priorità per la carne bovina in Europa”. I principali attori della filiera produttiva e delle istituzioni si sono confrontati sul tema della sicurezza dell'approvvigionamento delle derrate alimentari. Il convegno, che ha anche celebrato i 25 anni dell'Associazione presieduta da Luigi Cremonini, ha visto la partecipazione di oltre 150 rappresentanti dell'industria italiana delle carni, e di un gruppo di relatori particolarmente qualificato.
Jean Claude Guesdon, responsabile del Dipartimento Economico dell'Institut de l'Elévage, il più importante centro francese per l'allevamento, ha fotografato in modo impietoso la situazione della filiera della carne bovina nell'UE, coi trend produttivi della carne bovina in Europa che mostrano un gap tra produzione e consumo pari a oltre 700.000 tonnellate di carne bovina in meno in pochi anni, con una perdita di quasi 2 milioni di capi. Guesdon ha anche sottolineato come l'Europa abbia perso oltre il 20% delle sue superfici in erba negli ultimi 30 anni, con i conseguenti impatti negativi sulla qualità dei territori e dei paesaggi.
A seguire Pierre Chevalier, Presidente degli allevatori europei, ha difeso con passione gli elevati standard produttivi dell'allevamento europeo e la difficoltà dello stesso a confrontarsi con i Paesi terzi che fanno dumping su elementi essenziali quali il benessere animale, la
tutela ambientale e gli standard qualitativi, e con una politica agricola comunitaria che ha fatto di tutto per smantellare tale produzione.
Luigi Scordamaglia, Vice Presidente di Assocarni e di Federalimentare, ha evidenziato l'inadeguatezza dell'attuale politica agricola comunitaria costruita su situazioni di surplus scomparse ormai da anni e di conseguenza la necessità di una svolta sostanziale di tale politica. E' ormai inaccettabile dare soldi per non produrre o per produrre ciò che il mercato non vuole. Secondo Scordamaglia, va sostenuta la competitività delle filiere europee costrette a confrontarsi in un contesto globalizzato sempre più difficile semplificando gli innumerevoli ed inutili adempimenti burocratici, consentendo l'accesso a tecnologie e prodotti innovativi.
Il convegno si è concluso con gli interventi istituzionali di Mariann Fischer Boel, Commissario all'Agricoltura e allo Sviluppo Rurale, e di Antonio Buonfiglio, Sottosegretario di Stato al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. In particolare, il Commissario europeo ha sottolineato come molte delle osservazioni dei relatori siano state, almeno in parte, recepite nelle linee di riforma della PAC (Politica Agricola Comunitaria), anche se in seno alla Commissione non c'è ancora unanimità nel considerare l'urgenza del problema. Secondo la Fischer Boel, che ha appena presentato la proposta di regolamento della PAC con vari correttivi rispetto alla riforma del 2003, è probabile che la congiuntura mondiale possa dare una spinta forte a una riforma strutturale della PAC.

